Un icona: Carson Cat Stige II
Un’icona è sempre riconoscibile, rispettata, funzionale e sotto gli occhi di tutti. Se ne può discutere, valutarne la portata e anche criticarla, ma resta per sempre al suo posto, nell’Olimpo delle idee ben riuscite.
Niente di trascendentale né di mistico: qui siamo nel concreto, tra terra e acqua, in una comunità di convinti pescatori. La nostra “icona”, se così la possiamo definire, è una canna bianca e arancione, di quelle che tra le altre spiccano per superbia: è la Catstige, il numero uno degli strumenti da catfishing.
Non vogliamo, in questa sede, descriverne le potenzialità, la resistenza in piega, l’anellatura di tutto rispetto, il casting e via con la tecnologia da manuale. Ci bastano, per quello, le innumerevoli catture da panico paura di Luca Pozzato, per far vedere che la canna è un gioiellino nelle mani del pescatore.
Qui vogliamo piuttosto andare all’origine, al momento in cui si dice: “Facciamo qualcosa di nuovo, una realtà che resti nel tempo”. Non basta la volontà di fare a regola d’arte un nuovo prodotto, né limitarsi alla trovata commerciale per rilanciare un brand; no, qui si tratta di trasformare un’idea in un simbolo che sia riconosciuto da tutti e che designi la pesca come un atto di appartenenza.
“Anch’io a break pesco con la Catstige!”.
È così che il progetto trova la sua realizzazione finale. Trattandosi di un prodotto artigianale, occorre fare in modo che le aspettative non deludano mai l’utente. Non si può sbagliare e, per fare ciò, occorrono anni di esperienza su due fronti: quello prettamente tecnico di produzione e quello pratico del pescatore, che sa cosa gli serve sul campo, proiettando così il proprio approccio su una platea più ampia.
Nasce così la Catstige, da un confronto diretto e senza fronzoli tra chi la produce e chi la usa, per essere performante in ogni azione e per eccellere nella disciplina per cui è stata creata.
Il trinomio volontà-esperienza-pratica è la condizione a priori; poi, da lì, scatta l’esigenza di riconoscibilità e, per quello, bisogna sporcarsi le mani e farla lavorare in acqua. Questo è il percorso che Carson persegue per dar vita alle proprie icone e da questi presupposti scaturiscono poi le idee per abbinare alla canna una lenza idonea, un mulinello che le dia il giusto spunto ecc.
Il progetto è ora realtà e, credeteci, è da panico paura.

